- Nel 1619 una nave da guerra olandese approda a Jamestown nella Virginia e sbarca i primi schiavi africani in America. Da allora in poi la storia racconta parallela- mente della lunga marcia dei neri d’America verso la parità di diritti con i bianchi e della loro musica, il blues (con tutte le sue varianti), unico strumento a disposizione per comunicare ansie, ribellioni, sentimenti. Da principio gli insediamenti sono nel Sud degli U.S.A., intorno al Delta del Mississippi e nei campi della Louisiana, dove la giornata lavorativa è modulata dai “fìeld holler” (i canti che danno ritmo alla produzione, ma servono anche a “esorcizzare” il lavoro) e la preghiera dagli “spiritual”. Sono gli antesignani del blues che inizia a circolare a partire dal 1870, anche grazie alle massicce migrazioni interne.
- Alle origini era solo uno stile vocale per accompagnare le gioie e i dolori della vita quotidiana e, in questo senso, come esperienza denota le sue origini africane. Ma blues è solo il nome che viene “inventato” in America: la matrice è identica a quella del “canto hondo” spagnolo e del “fado” portoghese. Comun denominatore è l’esperienza della schiavitù che si traduce in una formula musicale fondamentalmente triste e iterativa. E c’è anche una teoria che sostiene che il blues sia arrivato nel Sud degli U.S.A. proveniente dall’India, dopo aver traversato l’Europa, l’Africa e il mondo arabo. Nel 1917 arriva la prima incisione documentata di blues: è Crazy blues di Mamie Smith. La grande culla del blues è il Delta del Mississippi con la sua particolare versione del “country blues”.
- L’affascinante magia delle sue strofe, della sua cadenza così particolare, prende corpo e sostanza nella realtà delle piccole comunità rurali dei neri d’America. La chitarra diventa lo strumento su cui battere e suonare contemporaneamente, una piccola orchestra suonata da un uomo solo: come dire far di necessità una virtù. Le comunità nere del Sud eleggono anche i loro portavoce, i minstrel, per la maggior parte ciechi, gli unici esseri umani sottraibili alla forza lavoro e perciò destinati all’arte. Sono loro a portare in giro il “verbo blues” e solo più tardi, prima della seconda guerra mondiale, qualche giovane riuscirà ad affermarsi come artista scegliendo deliberatamente di fuggire dal lavoro e dagli affetti. Solo dopo arriva l’armonica a bocca, quello strumento che riesce a modulare alla perfezione il fischio di un treno, il suono penetrante del mezzo di trasporto più usato nei lunghi vagabondaggi da una città all’altra, da una donna all’altra.
- Questo è il succo dei testi del blues: nostalgia, viaggio, dolore, voglia di vivere che si traducono in oggetti e soggetti mitici, come il Treno, il Diavolo, il Sesso. Dal Delta verso le città industriali, verso le miniere, le ferrovie, le segherie: la nazione nera inizia il suo vagabondaggio nel primo ventennio del Novecento portandosi dietro l’esperienza dei canti di lavoro e degli spiritual. Quello che la attende è la grande avventura del blues che, incarnato nella gente nera, ne segue le migrazioni nelle città, nei grandi ghetti, cerca fortuna all’Ovest e si con-fonde con le malinconie dei bianchi poveri, anche loro diretti verso la California, verso il giardino dell’Eden. Prima della seconda guerra mondiale le migrazioni portano i neri a diffondersi nel Texas, nella California, sulla costa orientale, a Memphis, a St.Louis e, soprattutto, a Detroit e Chicago.
- Subito dopo la guerra altre migrazioni ingrossano ulteriormente la comunità afroamericana di Chicago. Qui il blues diventa “city blues”: dopo quello del treno, scopre l’urlo delle sirene e trova nella chitarra elettrica lo strumento adatto per imitarne il suono. A contatto con nuove realtà sociali metropolitane elettrifica il suo inconfondibile “beat” e va a formare l’ossatura del rhythm and blues e, incrociandosi con il country & western bianco, quella del rock’n’roll. Ma la memoria del blues è indelebile e non dimentica mai le sue origini, come succede in uno dei brani più famosi, Muddy water, acqua fangosa: è l’acqua del Mississippi, il fiume per eccellenza quando si parla di blues.
- Nonostante questa musica trovi altri strumenti, cresca, si maturi, si raffini anche, rimane un’atmosfera, un qualcosa che sotto forma di particolari accordi (le famose “blue note”) ha dato senso al jazz e al pop, ma anche uno dei mezzi più efficaci per cantare il sentire più profondo. Ormai al di là delle razze e delle nazionalità.